1.
Stintino: Spiaggia della Pelosa e Capo Falcone. Da Stintino si percorre in direzione nord la strada panoramica
per Capo Falcone, estrema punta nord - occidentale della Sardegna. La strada
benché deturpata da mastodontici lampioni per l'illuminazione notturna che si
susseguono con frequenza irragionevole, lambisce uno dei tratti di costa più
belli del mediterraneo, con stupende vedute sull' Isola Piana, Sull'Asinara e
sul mare incantevole che le divide dal litorale stintinese. Posata in questo
scenario grandioso e la Spiaggia della Pelosa, celebre per la trasparenza
delle sue acque riverberanti di varie tonalità di verde e di azzurro sui
bassi fondali. Sull'isolotto antistante alla spiaggia è la Torre della
Pelosa, costruita nel XVI secolo dagli Spagnoli a guardia delle omonime
Bocche, cioè dello stretto canale che, insieme con il Passaggio dei Fornelli
(fra l'Isola Piana e l'Isola Asinara), rappresenta una delle due sole porte
d'accesso al golfo dal mare aperto. Proseguendo lungo la medesima strada si
raggiunge Capo Falcone, imponente formazione di rocce scistiche strapiombanti
sul cosiddetto "Mare di fuori", e si sale alla terrazza panoramica.
Oppure, se si vuole godere di una vista ancora più spettacolare, si ritorna
verso Stintino, si svolta per il campo sportivo e, dopo una tortuosa ascesa
in parte in auto e in parte (gli ultimi due chilometri) a piedi, ci si
arrampica fino alla Torre Falcone, anch'essa di costruzione spagnola (1537),
a qua si duecento metri d'altezza. Dall'uno come dal l'altro di questi due
eccezionali punti panoramici si può apprezzare la stridente differenza di
colori e di temperamenti fra il mare di dentro e il mare di fuori, del quale
sembra di poter percepire a colpo d'occhio la forza smisurata capace di
abbattersi suite aspre falesie nelle giornate di ponente o di maestrale. Su
queste rocce a strapiombo si avventurano solo i rapaci, come il falco
pellegrino, che vi nidifica, e si inerpica una vegetazione altamente
specializzata, che tollera il sale, (aridità, la violenta e prolungata insolazione:
tra questa flora dal metabolismo insolito e dalle abitudini acrobatiche
spicca la Centaurea horrida, pianta rara e spinosissima, endemica della zona,
che si presenta sotto (aspetto innocuo di un cuscinetto tondeggiante. La
costa scistica, alta e strapiombante, traforata dai venti, si apre a tratti
in piccole cale di sabbia o di ghiaia: ma, da Capo Falcone fino a Porto
Conte, per circa 25 miglia marine (46 km), non offre alcun approdo sicuro
alle imbarcazioni. Procedendo dal paese verso sud, in direzione di Pozzo San Nicola,
s'incontra dopo pochi chilometri sulla sinistra il lungo arenile candido
delle Saline, Stintino:
la spiaggia delle Saline La spiaggia ha inizio poco dopo l'antica Tonnara, un tempo fra le
più attive della Sardegna, ora trasformata in villaggio turistico
(nell'abitato di Stintino si può anche visitare, lungo il molo del porto nuovo,
il Museo della Tonnara, interamente dedicato a questo tipo tradizionale di
pesca), e prosegue senza interruzione, assumendo via via diverse
denominazioni, per molti chilometri, fino alla centrale elettrica di Fiume
Santo. Alle spalle dell'arenile, sul lato opposto della strada, lo Stagno di
Casaraccio, circondato da fitte macchie di Lentischi e frequentato da
garzette, cavalieri d'Italia, aironi cinerini e, occasionalmente, stormi di
fenicotteri rosa. Nel tratto iniziale della spiaggia, non lontano dalla
Tonnara, si erge una bella torre spagnola. 3.
Sassari: Centro minerario e Spiaggia dell'Argentiera. Al quadrivio di Pozzo San Nicola si svolta a destra per
Palmadula, entrando subito nel territorio comunale di Sassari, e da Palmadula
si raggiunge in pochi chilometri l'aspro tratto di costa dell'Argentiera,
reso ancor più solitario e suggestivo dalla presenza del villaggio minerario
ora quasi del tutto abbandonato. I giacimenti di piombo e zinco di questa
zona erano conosciuti già in epoca romana. La miniera fu riattivata nella
seconda metà del XIX secolo per entrare poi in crisi negli anni Cinquanta,
andando incontro a una graduale e incessante decadenza. Ora il borgo dei
minatori è in fase di ristrutturazione per essere Sassari: la
spiaggia dell’Argentiera Alla fine della strada si può raggiungere la bella spiaggia di
sabbia grigia, affacciata su un mare blu intenso dai profondi fondali ricchi
di rinomate aragoste. Restano ben visibili dall'arenile lo scheletro di legno
dell'antica laveria del minerale, gli ingressi alle gallerie della miniera,
che si aprono sulla riva, e i cumuli di scorie, alti come piccole colline, al
di sopra dei quali si inerpica una strada che si spinge, con magnifiche
vedute panoramiche, fino al Capo dell'Argentiera. Nelle cavità delle falesie
di questo solitario tratto di costa nidifica il gabbiano corso, facilmente
distinguibile da quello comune per il caratteristico becco rosso barrato di
nero.
Tornati a Palmadula, si scende lungo la provinciale per Santa
Maria la Palma fino al Lago di Baratz, unico lago naturale della Sardegna,
inserito in un comprensorio naturalistico sostanzialmente intatto, che
comprende anche un vasto rimboschimento e (imponente sistema dunario che si
collega alla spiaggia di Porto Ferro, distante non più di due chilometri. La
formazione del lago, risalente al Pleistocene, è dovuta proprio all'avanzata
delle dune che, sospinte dal vento, hanno progressivamente separato dal mare
quella che in origine era una profonda insenatura, favorendo così il
riempimento del bacino da parte di sorgenti d'acqua dolce che tuttora
alimentano il lago, privo di immissari. Il Lago di Baratz, esteso su una
superficie di soli cinquanta ettari, non ospita specie ittiche, ma dà asilo a
una ricca avifauna palustre, comprendente (airone cinerino lo svasso, la
folaga e il gruccione. Attraverso la fitta e bellissima pineta si raggiunge
la spiaggia di Porto Ferro, una delle più vaste anse sabbiose che si aprono
nell'impervia costa occidentale della Nurra. L'arenile rosato, di grana fine,
è dominato dalla mole di tre grandi torri di avvistamento spagnole: la Torre
Bantine Sale, che chiude (insenatura a sud, la Torre Negra, posta sul
promontorio che la delimita a settentrione, e la Torre Bianca, a breve
distanza da quest'ultima, all'interno della baia.
Da Porto Ferro si scende per qualche chilometro verso sud, fino a
incontrare la provinciale 55, dove si svolterà a destra per raggiungere, in
capo a una quindicina di chilometri, Capo Caccia, imponente sperone calcareo
che chiude a ovest la profonda insenatura di Porto Conte e comprensorio
paesaggistico e speleologico fra i più interessanti di tutta l'isola. L'intera
superficie del promontorio, che presenta pareti alte e scoscese soprattutto
sul lato occidentale (dove tocca, a Punta Cristallo, i 326 metri di quota), è
vincolata dalla legge che vi ha istituito una riserva naturale, a tutela non
soltanto del paesaggio ma anche di un ambiente di eccezionale valore
naturalistico. Nella rigogliosa macchia mediterranea vegetano specie
endemiche e altre rarità botaniche, come la palma nana, il ginepro fenicio,
la ginestra della Grecia e la barba di Giove, celebrata per il colore
argenteo delle sue foglie e quello dorato della fioritura. Abbondante anche
la fauna selvatica (alla ricchezza di selvaggina risale del resto il toponimo
originario di Capo della Caccia). Inoltre, nella zona nord-occidentale del
promontorio, intorno a Punta Cristallo, esiste una vasta oasi faunistica,
fino a pochi anni fa denominata "Arca di Noè" ed ora, meno
felicemente, "Le Prigionette": è un'area di rimboschimento e di
ripopolamento faunistico, abitata, oltre che da daini, donnole, cinghiali,
anche da cavallini della Giara (trapiantati qui dalla Giara di Gesturi, in
provincia di Cagliari) e da mufloni. Sulle alture più impervie di Punta
Cristallo riescono ancora a nidificare piccolissime colonie di falchi
pellegrini e di grifoni: questi ultimi, rari rappresentanti di una specie in
serio pericolo di estinzione, vengono mantenuti in vita anche grazie al cibo
assicurato loro da volontari del WWF, che hanno allestito nella zona un
carnaio protetto da alte reti metalliche. La forza del mare e i fenomeni di erosione
carsica hanno scavato nei fianchi di Capo Caccia una serie di grotte, alla
più celebre delle quali, la Grotta di Nettuno, si può discendere a piedi
lungo un'ardita e vertiginosa rampa artificiale formata da ben 654 gradini,
detta in catalano Escala del Cabirol (Scala del Capriolo). L'ingresso della
grotta, che si apre a circa un metro d'altezza sul mare, è quasi
pianeggiante, coperto di vegetazione, alto otto metri e lungo venti: di qui
si accede a un vasto lago salato interno, posto allo stesso livello del mare,
con il quale è in comunicazione sotterranea. Il lago è lungo circa 120 metri
e caratterizzato da scogli affioranti, bassifondi e sponde inaccessibili,
costituite da spettacolari formazioni del carsismo sotterraneo: enormi
colonne che sorgono dall'acqua a sostegno della volta, concrezioni
pittoresche, saloni giganteschi e un reticolo di cunicoli ancora in gran
parte inesplorati. Sul fianco orientale del promontorio si apre un'altra
famosa cavità naturale, la Grotta Verde, intensamente frequentata dall'uomo
preistorico. Anche la piccola Isola Foradada, al largo del capo, è
attraversata per tutta la sua lunghezza da una galleria naturale, la Grotta
dei Colombi, cui l'isola stessa deve il suo nome (foradada, cioè forata) e
nella quale nidifica una numerosa colonia di uccelli.
Ripercorrendo in senso inverso la strada fatta all'andata,
si costeggia il lato occidentale della Baia di Porto Conte, uno dei più
classici porti naturali del Mediterraneo dove, anche nelle giornate di
maestrale più violento, la superficie dell'acqua appare calma e levigata. la
baia, delimitata ad ovest e ad est da due imponenti speroni calcarei
(rispettivamente Capo Caccia e la Punta del Giglio), ha una profondità di sei
chilometri e una larghezza di oltre due: offre un ridosso ideale ai venti di
maestrale e di ponente, di gran lunga i più frequenti in questa zona, mentre
è parzialmente esposta ai venti meridionali, in particolare al libeccio.
Lungo il suo fianco occidentale si apre; poco a nord della Torre del Buio, la
bella insenatura di Cala Dragonara, all'interno della quale si trovano altre
due grotte: l'Inghiottitoio della Dragonara e la Grotta della Medusa, che ha
restituito importanti materiali archeologici. Sull'estremità del lato
orientale è invece il grande tavolato calcareo della Punta del Giglio, con
pareti di oltre cento metri d'altezza a picco sul mare.
Da Maristella, sulla sponda orientale della Baia di Porto Conte,
presso la Torre Nuova, si raggiunge facilmente la Spiaggia del Lazzaretto
che, dominata dall'omonima torre, si apre quasi all'estremità occidentale
della grande Rada di Alghero. Immediatamente ad est di questa è la Spiaggia
Le Bombarde. Entrambe sono caratterizzate da acque limpide e, per un gioco di
correnti sottomarine, particolarmente fredde. 8.
Alghero: Fertilia e Stagno di Calich. Ripresa la strada costiera per Alghero, si raggiunge Fertilia,
capoluogo della bonifica agraria realizzata negli anni Trenta, e a sinistra
della strada si costeggia per lunghi tratti lo Stagno di Calich, scavalcato
proprio nei pressi del porticciolo di Fertilia dal grande ponte romano, del
quale resistono ancora 13 delle 24 arcate originarie. 9. Alghero: Spiagge di Maria Pia e di San
Giovanni. Prima di arrivare ad Alghero si costeggiano i due lunghi arenili
che ne costituiscono il lido, protetti verso l'interno da ampie pinete
artificiali. Sono due spiagge di sabbia bianchissima e di grana molto fine, Alghero: la spiaggia di Maria Pia |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||