1. Bono:
Foreste di Monte Pisanti e di Sos Niberos.
Nel
Goceano si trovano alcuni fra i boschi più antichi dell’isola: questo è il
bosco di Sa Cariasa, in comune di Illorai. La vegetazione, rigogliosissima e comprendente numerosi esemplari di querce pluricentenarie, è costituita in prevalenza da sughere, lecci e roverelle, le tre varietà di quercia che formano il tessuto boschivo principale di tutto il Goceano, ma sono anche presenti vasti castagneti, impiantati anticamente e già molto sviluppati in epoca romana. In località Ucca 'e Grille, sulle pendici nord - orientali di Monte Rasu (che, con i 1259 mt della Punta Manna, rappresenta la vetta più alta del Goceano), si distende, in una zona estremamente ricca di acque sorgive, la Foresta di Sos Niberos, di eccezionale interesse per la presenza del più esteso bosco misto di tasso e agrifoglio ancora sopravvivente in Sardegna e, con ogni probabilità, in Italia. I boschi di tassi (Taxus boccata: in sardo niberos), molto diffusi in passato, sono infatti oggi assai rari e quello di Sos Niberos è di assoluto valore, oltre che per l'estensione della superficie, anche per la presenza di piante plurisecolari, sia di Taxus boccata sia di altre specie, come l'agrifoglio (Ilex aquifolium), la sola pianta che riesca a convivere ottimamente con il tasso. Il tasso, i cui tessuti, se ingeriti, sono particolarmente tossici, può raggiungere i venti metri d'altezza, con un tronco nodoso a corteccia liscia, rossastra e tendente a desquamarsi: è uno degli alberi più longevi della flora mediterranea (può superare i duemila anni d'età) e ha un accrescimento lentissimo. Nella Foresta di Sos Niberos i tassi plurisecolari sono numerosi e facilmente individuabili, perché raggiungono un'altezza superiore ai dieci metri. L'esemplare di maggiori dimensioni, alto undici metri e con una circonferenza di sette, si trova sul margine inferiore della stazione, a pochi passi da un ruscello e da una zona attrezzata per picnic.
Dalla caserma di Fiorentini, anziché ripercorrere la
stessa strada a ritroso, si può imboccare una stradetta secondaria che, in
pochi chilometri, si ricongiunge alla provinciale per Ozieri molto a più a
nord del punto in cui l'abbiamo lasciata, proprio all'altezza del Santuario
della Madonna di Fatima. Di qui proseguiamo in direzione di Nughedu di San
Nicolò e, circa tre chilometri prima di raggiungere l'abitato, pieghiamo a
destra per Carade, ottimo punto panoramico posto a circa 800 Le propaggini
settentrionali dei boschi del Goceano viste dal colle di Carade , presso
Nughedu di San Nicolò Dalla cima la vista spazia infatti verso sud sulle
Catene del Goceano che abbiamo appena attraversato, con le loro rigogliose e quasi
impenetrabili coperture boschive. Verso nord, invece, ci si affaccia sul
Campo di Chilivani, la fertile piana attraversata dal Rio Mannu che ha fatto
la prosperità della bella cittadina di Ozieri, vicina e ben visibile con la
sua caratteristica disposizione ad anfiteatro sulle coltine. Al di là della
piana e del braccio meridionale del Lago del Coghinas svetta a nord - nord -
ovest il massiccio trachitico e rossastro del Monte Su Sassu, che divide il
Montacuto dall'Anglona. A nord - nord - est, oltre l'abitato di Oschiri, si
vede l'inconfondibile cono appuntito del Monte Acuto, che ha dato il suo nome
alla regione, e sullo sfondo il grande massiccio granitico del Limbara,
ricoperto di folta vegetazione. Verso nord - est la vista è impedita dai
Monti di Alà, cui fa da preludio, vicinissimo, il colle su cui sorge Pattada.
La grotta di San Michele, nell’abitato di Ozieri Benché il
calcare non sia la roccia prevalente della zona (che fa da cerniera fra i graniti
della Gallura, le trachiti dell'Anglona e del Meilogu, le rocce metamorfiche
del Goceano), Ozieri stessa è costruita su colli calcarei scavati qua e là in
ampie e profonde cavità naturali: una di queste è appunto la Grotta di San
Michele, che scende nella roccia per oltre 80 metri di profondità diramandosi
in una serie di sale e di cunicoli. Da questa grotta, in cui furono
effettuati nel 1914 i primi ritrovamenti di ossa e di materiali litici e
ceramici diversi da quelli delle culture fino ad allora conosciute in
Sardegna, ha preso nome una delle più importanti culture del Neolitico
recente (3500-2700 a.C.): la cosiddetta "Cultura di Ozieri" o
"di San Michele". |
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